Ripartire dal "che cosa cercate" per Intrecciare insieme le nostre esperienze, il nostro quotidiano... con DOMANDE e RISPOSTE sul tema dell'essere in cammino, confrontandoci sull'esistenza e ogni suo aspetto. Dolce, tisane e tanta voglia di vedersi.

Gv 1,35-42

Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: "Ecco l'agnello di Dio!". E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. >38 Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: "Che cosa cercate?". Gli risposero: "Rabbì - che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?". Disse loro: "Venite e vedrete". Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: "Abbiamo trovato il Messia" - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: "Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa" - che significa Pietro.

Testimonianza di Vichy (ragazza del 2 anno in appartamento)

La vita di tutti giorni, quella solita routine frenetica ed alienante, non ci permette spesso di focalizzare la nostra attenzione su temi e quesiti tanto profondi quanto basilari, visto che sono stati da sempre punti cruciali nella vita dell'uomo: la fede, la spiritualità, il rapporto con il nostro io e di conseguenza il rapporto che si sviluppa con il resto della comunità. Tuttavia, abbiamo avuto la possibilità di discutere queste tematiche, ritagliando un'ora del nostro tempo per stare insieme intorno ad un tavolo, sorseggiando un tè caldo. È questo il bello del Ciliota: poter intraprendere una discussione così seria e importante con la leggerezza di una chiacchierata tra amici...una chiacchierata piacevole tra un'educatrice e dei ragazzi con diversi punti di vista dai quali si è evinto che sono poche le persone che, nonostante gli impedimenti della vita lavorativa e universitaria, considerano la spiritualità e la fede come parte integrante del loro vivere: tutto ha inizio con il battesimo che, se per alcuni é un'imposizione sbagliata di un credo nel quale il nascituro non si può ancora identificare, per altri è concepito come "un consiglio per se stessi", un cartello con la direzione indicata che seppur non obbligatoria, si sceglie di seguire e di essere coerenti con essa anche nei piccoli gesti o in attività come gli scout, avendo, così, l'opportunità di "vivere la fede nella bellezza, nella fatica, nel servizio e nella condivisione di dubbi e incertezze con coetanei e non solo". Dunque, credere è una "scelta" di vita, che si rinnova ogni giorno perché se da una parte della bilancia ci sono le numerose incertezze che la fede comporta, dall'altra c'è la "leggerezza di potersi affidare". Con il tempo, però, questo sentimento può andare a scemare come effettivamente avviene nella maggior parte dei giovani: mancano le occasioni, la voglia di mettersi in gioco, la costanza o cos'altro? Ognuno ha la propria esperienza con la fede: c'è chi smette di credere, chi crede ma non ha tempo di farlo fino in fondo, chi crede ma che non mette in atto gli insegnamenti che questa religione propina, chi crede e fa di tutto pur di relazionarsi con se stesso e con gli altri all'insegna della misericordia e della comprensione ma senza però volersi etichettare. Effettivamente, maturando, si è capaci di discernere un concetto positivo da uno negativo, uno che si condivide e un altro che non rispecchia il proprio pensiero: appare, quindi, limitante identificarsi solamente o con il cattolicesimo, o con l'Islam, o con il buddismo ecc. ecc. Si può anche essere "fondatori di una propria religione", di un proprio stile di vita che, seppur abbia al centro Dio con la funzione di Padre, amico, confidente, permetta di servire la comunità e di esprimersi nel modo più appropriato.

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