Un dono generante per noi tutti, da Marco C.

EIRENE

Negli innumerevoli libri di storia scritti dai miei antenati che ora giacciono, stipati, sugli scaffali della grande biblioteca di Eliopoli, ci si riferisce a noi come i “Benthos”, che nel nostro idioma significa letteralmente “pensieri”, in quanto la nostra cultura indica il pensiero come ciò che definisce un uomo; noi non siamo ciò che facciamo, ma ciò che pensiamo. Gli uomini della terra tuttavia ci chiamano semplicemente “il popolo delle nuvole”. Spesso i pezzentelli di laggiù ci rincorrono sbracciando ed indicandoci, chiamandoci così, ma nessuno di loro può sentire le nostre risposte e nessuno di noi ha mai potuto insegnar loro il nostro vero nome.

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Mensa poveri 10 aprile 2011

Si tratta insomma di accogliere ogni giorno come un giorno di grazia.
[…]Quando il pasto è festa dell'incontro, l'aspetto eucaristico aumenta ancor di più. "In ogni cosa fate eucaristia", invita Paolo.
C'è un modo di lavarsi, di vestirsi, di nutrirsi - sia di cibo che di bellezza -, un modo di accogliere l'altro che è eucaristico.
C'è anche, ne sono convinto, un modo eucaristico di svolgere i doveri quotidiani, banali, pesanti, ripetitivi (dopo tutto il testo del Padre Nostro parla del pane, non del vino, e il pane comporta un'idea di necessità): è indispensabile una dose di sano distacco e, semplicemente, il ricordo di Dio, anche se gli si può offrire solo la propria fatica, il proprio sfinimento, al limite la propria incapacità di offrire.
Permettici di discernere negli esseri, nelle cose, nelle situazioni di oggi il volto e la parola del Cristo che viene.

Olivier Clément, Il Padre nostro – Scintille della Presenza
(EN 47,12)

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